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L’associazione Amici di Luca Attanasio promuove iniziative e collaborazioni con scuole di ogni ordine e grado per sensibilizzare i giovani sul tema della pace, dell’uguaglianza e della legalità

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LUCA ATTANASIO
Storia di un ambasciatore di pace

«Fare l’ambasciatore è un po’ come una missione. Quando sei un rappresentante delle istituzioni hai il dovere morale di dare l’esempio» (Luca Attanasio). Il 22 febbraio 2021, in un attacco armato al convoglio del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu avvenuto a pochi chilometri da Goma, in Congo, moriva Luca Attanasio, insieme all’autista e al carabiniere che viaggiava con lui. Era arrivato a Kinshasa nel 2017 come capo missione e dopo due anni era stato nominato ambasciatore. La pioggia di messaggi arrivati da tutto il mondo dopo la notizia dell’agguato ha fatto scoprire, poco alla volta, la singolarità e la grandezza di un diplomatico che aveva fatto del suo lavoro una missione di pace.

LA MECCANICA DELLA PACE

Esiste una meccanica della pace e questo è il suo racconto, il racconto di chi è riuscito a negoziare un accordo, a far cessare la violenza anche solo per un breve tratto di tempo o a contribuire alla riconciliazione, di chi ha fatto incrociare i coltelli a due comunità in lotta. Fare la pace è dolorosa pazienza che una vittoria militare non garantisce. Pace compiuta o parziale, che inizia quando si accoglie l’esistenza dell’altro, il nemico, e dove «nessuno vince tutto e nessuno perde tutto».

CONGO

Si parte dal gigantesco estuario del fiume Congo, come i colonizzatori, i missionari, i bianchi hanno sempre fatto. Un getto possente di detriti, terra, alberi che trasforma l’oceano in un brodo torbido per centinaia di chilometri: “Le immagini del satellite lo mostrano chiaramente: una macchia brunastra che, durante il picco della stagione dei monsoni, si estende verso ovest per ottocento chilometri. Quando ho visto per la prima volta delle fotografie aeree mi è venuta in mente una persona che si era tagliata i polsi e li teneva sotto l’acqua, ma per sempre. Così, quindi, comincia un paese: diluito in una grande quantità di acqua di oceano”. E poi, attraverso centinaia di interviste con congolesi di tutte le età e le etnie, attraverso lo studio della storia, dell’archeologia, della geografia e della climatologia, attraverso una scrittura tersa e coinvolgente, si va alla scoperta di un paese, di un popolo, di un continente. Dai primi insediamenti preistorici agli orrori della dominazione coloniale belga, dall’indipendenza alle guerre civili, attraverso giungle e città, montagne di ghiacciai perenni e pianure rigogliose, miniere di ogni minerale prezioso e una natura ricchissima e incontaminata, un libro che davvero restituisce un mondo.

GLI SPETTRI DEL CONGO

Sul finire del XIX secolo, mentre le grandi potenze europee si spartiscono il continente africano, re Leopoldo II del Belgio si impossessa di un vasto e inesplorato territorio lungo il fiume Congo. E mentre a livello internazionale si costruisce una reputazione di grande filantropo, dà in realtà inizio a una delle più brutali colonizzazioni della storia riducendo in schiavitù la popolazione locale, saccheggiandone le ricchezze e portando avanti un genocidio che costa la vita a oltre dieci milioni di persone. Gli spettri del Congo è il racconto di un uomo dalla crudeltà megalomane e mostruosa, ma è anche il ritratto commovente di quanti hanno avuto il coraggio di combatterlo. Porta infatti alla luce le gesta eroiche di missionari, viaggiatori, idealisti diventati testimoni del terribile olocausto: da Edmund Morel, il giovane dipendente di una compagnia di navigazione diventato guida del movimento internazionale di protesta, a George Williams e William Sheppard, i due coraggiosi afroamericani che a rischio di enormi pericoli hanno mostrato al mondo le prove di quanto stava succedendo in quella regione dell’Africa. Con grande forza Adam Hochschild pone nuovamente sotto gli sguardi e le coscienze dell’Occidente una tragedia troppo a lungo dimenticata, che scava alle origini del razzismo e del colonialismo di oggi.

STRATÉGIE DU CHAOS ET DU MENSOGNE

Da vent’anni la regione africana dei Grandi Laghi, e in particolare la Repubblica Democratica del Congo (RDC), vive al ritmo di guerre, genocidi, saccheggi e traffici di ogni genere. Perché questi conflitti e questo caos indescrivibile? Perché questa tragedia viene ignorata dai grandi mezzi d’informazione? Perché le ripetute aggressioni contro il Congo e il saccheggio delle sue risorse naturali da parte degli eserciti ruandese e ugandese non sono mai stati sanzionati dalla «comunità internazionale»? Perché le diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU sul saccheggio del Congo rimangono sempre senza conseguenze? Perché i vari tentativi politici di porre fine al massacro in corso nel Paese da quasi due decenni non hanno mai avuto successo? Basandosi su una conoscenza approfondita della regione africana dei Grandi Laghi, Honoré Ngbanda e Patrick Mbeko delineano un quadro documentato della situazione, che consente di comprendere la realtà della terribile tragedia che sta dilaniando questa regione.

LE CANADA ET LE POUVOIR TUTSI DU RWANDA

Sostenuti dalle potenze occidentali, invadono il Ruanda per seminarvi morte e devastazione. Il 6 aprile 1994 assassinano due capi di Stato africani, innescando così un genocidio in Ruanda; massacrano la famiglia del cantante Corneille e uccidono a sangue freddo sacerdoti canadesi e spagnoli, prima di mettere a ferro e fuoco l’intera regione africana dei Grandi Laghi. Nonostante l’impressionante serie di crimini, questi signori della guerra, che guidano il potere monoetnico del Ruanda, godono di un atteggiamento favorevole da parte dei responsabili politici e dei mezzi d’informazione canadesi. Nell’aprile del 2010 ricevono persino la visita del governatore generale del Canada. Ma c’è di più. Paul Kagame, il loro leader e attuale presidente del Ruanda, non viene praticamente mai criticato dalla classe politica canadese e il suo operato non è mai stato oggetto di alcun dibattito né alla Camera dei Comuni né al Senato. Perché? È a questa domanda che Patrick Mbeko cerca di rispondere in questo saggio dirompente, caratterizzato da un’implacabile precisione documentaria. L’autore dimostra con forza e argomentazioni la terribile connivenza esistente tra il potere tutsi del Ruanda e i politici canadesi, finalizzata al trionfo di una «democrazia di mercato» fondata sullo sfruttamento indiscriminato e brutale delle immense ricchezze minerarie del Congo da parte del Ruanda e delle multinazionali canadesi.

EUROPE, CRIMES ET CENSURE AU CONGO

Europe, crimes et censure au Congo è una riflessione critica sull’impatto delle potenze europee sulla situazione politica, sociale ed economica del Congo, in particolare durante e dopo il periodo coloniale. Il libro, o la tematica affrontata, analizza i crimini commessi durante la colonizzazione, soprattutto sotto il regime di Leopoldo II, e gli abusi che hanno segnato la storia dello Stato Libero del Congo. Esamina inoltre i meccanismi di censura che hanno impedito l’emersione e la divulgazione della verità storica, sia durante il periodo coloniale sia sotto i regimi postcoloniali. Il tema mette in evidenza le lotte per la libertà di espressione e le tensioni tra il potere, le istituzioni internazionali e i diritti umani.

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MEDIA INTERNAZIONALI

ARTICOLI

DOCUMENTI – Processo di Roma ai funzionari del PAM

  • 13 settembre 2023: Articolo su Internazionale
  • 19 Giugno 2024: Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza del 13 febbraio, che ha deciso il non luogo a procedere nei confronti dei dipendenti del PAM. Secondo il GUP, l’immunità è stata concessa per consuetudine, e la mancanza di un’azione da parte dello Stato per chiedere all’ONU la rinuncia dell’immunità è stata cruciale. Articolo su Il Fatto Quotidiano
  • 21 Giugno 2024: L’avvocato della famiglia Attanasio ha annunciato la volontà di proseguire nella ricerca della verità sull’omicidio.
  • 19 Luglio 2024: La Procura di Roma ha deciso di non fare ricorso in appello contro la decisione di non luogo a procedere. Articolo su Il Fatto Quotidiano
  • 31 Luglio 2024: Il Ministro degli Esteri e della Cooperazione, Antonio Tajani, ha risposto durante il Question Time alla Camera sui motivi per cui lo Stato non si è costituito parte civile nel processo ai dipendenti del PAM. Articolo su Avvenire
  • Guarda il video (tra il minuto 19:44 e 25:35): Camera dei Deputati
  • Ulteriori dettagli: Il Fatto Quotidiano

DOCUFILM

PODCAST RAI – L’Ambasciatore straordinario

PODCAST IL DOMANI – L’Ambasciatore dimenticato

1. L’AGGUATO

2. FUORI DAI COMPUND

3. L’ULTIMA CENA

4. I PROCESSI

5. LA SOLITUDINE DI LUCA E VITTORIO

 

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